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Listening to music makes your life better

Irene Facheris: fra Milano e You Tube

Irene Facheris, altrimenti conosciuta sul web come Cimdrp, è entrata in contatto con la musica fin dalla più tenera età: basti pensare al fatto che raccontata di aver assistito al suo primo concerto quando ancora si trovava nel grembo materno. Venticinque anni dopo, la musica continua a essere una costante nella sua vita. Infatti, nel 2014 è uscito il suo primo album auto prodotto “Allontanarsi dalla linea gialla”.

 

irene facheris

 

Sarebbe limitante, tuttavia, descrivere Irene soltanto come cantautrice emergente, dato che è anche coordinatrice del progetto Bossy, che si occupa principalmente di tematiche quali discriminazione e disuguaglianza di genere e diritti LGBT. Inoltre, è presente e attiva sui più importanti social network, in particolare You Tube. Nonostante i diversi progetti che porta avanti, però, come lei stessa afferma ironicamente nella sua presentazione sul sito di Bossy, “tutti se la ricordano per aver parlato male di 50 sfumature di grigio”.

Abbiamo deciso di intervistarla per indagare una nuova tipologia di artista, affermatasi sempre di più negli ultimi anni. Grazie soprattutto ai social media, ognuno può mostrare diversi lati di sé ed esprimere le proprie opinioni su argomenti di attualità. Quando questa figura è anche dotata di talento musicale, si crea un rapporto particolare con gli ascoltatori (basti pensare al video di “Inverno”, che Irene ha realizzato con clip inviatele dai fan). Un artista, insomma, mai come oggi ha la possibilità di realizzarsi “a tutto tondo”, costruendo reti di progetti paralleli.

 

 

Ecco qui l’intervista:

Oramai da diversi anni hai scelto di comunicare le tue idee, i tuoi pensieri e le tue emozioni attraverso svariati mezzi: dalle poesie, ai video You Tube, ai post sul tuo blog. Quali aspetti, però, ritieni che possano essere maggiormente incisivi se espressi musicalmente?

Credo che attraverso la musica si possa parlare davvero di tutto, io però so di essere più incisiva quando racconto di me, anche in maniera criptica alle volte. Non riesco a scrivere canzoni “per il sociale”, forse perché la scrittura per me ha lo stesso effetto terapeutico della poesia. Parlo di qualcosa che mi fa male e così facendo lo esorcizzo e lo allontano da me. Se devo trattare temi riguardanti la nostra cultura, preferisco scrivere un articolo.

Il tuo album si intitola “Allontanarsi dalla linea gialla”: puoi spiegare il motivo di questa scelta?

Abito attaccata alla stazione, è la frase che ho sentito più spesso mentre scrivevo i pezzi! Inoltre mi sembrava un titolo facilmente ricordabile e in grado di richiamare l’urgenza di prendere le distanze da ciò che può essere pericoloso.

Come si è svolto il processo di composizione dei brani? Ti sei ispirata a qualche artista che stimi nello scrivere i testi?

Alcuni brani erano delle vecchie poesie che ho deciso di mettere in musica (per esempio “Gli esausti”), mentre per altri sono partita dagli accordi e poi ho provato a cantarci sopra. Ho degli artisti e delle artiste che apprezzo molto, ma non sento di essermi ispirata a nessuno in particolare. Qualcuno mi ha detto che ricordo Carmen Consoli, ma credo sia un problema dato dal fatto che in Italia se sei una donna con una chitarra in mano devi essere per forza paragonata a qualcuno di già famoso che rientra nello stesso stereotipo (a me neanche piace Carmen Consoli!)

Secondo la tua esperienza, quanto è difficile per un giovane artista auto produrre un album in Italia? 

Io ho abbattuto i costi registrando in casa, però certo non sento di essere in un Paese che facilita un percorso artistico di alcun genere..

Fra i brani presenti nel disco, ce n’è uno a cui sei maggiormente legata? Come mai?

“L’inverno” è sicuramente il mio brano preferito. E’ la canzone che ho scritto quando ho deciso di volermi bene e per questo sono molto legata al testo. In più ora mi ricorda anche miei “fan” (che brutta parola), visto che il video l’ho girato assieme a loro.

Il primo singolo del tuo album si intitola “Tre giorni a Milano”. Potresti parlarci del tuo rapporto con questa città? 

Non c’è nulla che potrei dire che non abbia già detto JAx in “Milano Milano”. Amo la mia città, è un amore in parte corrisposto, in parte no. Ed ecco perché non riesco proprio a staccarmene. Amo il fatto che sia fredda, grigia, solitaria. Mi ci rispecchio molto. Ogni volta che vedo il Duomo illuminato la sera, mi viene il batticuore (non scherzo). E’ piena di ricordi splendidi e terribili e nessuno potrebbe custodirli meglio di lei. Devo tanto alla mia Milano.

Ne “Il lieto fine” canti “rivedrai i tuoi eroi nei riflessi, nei tuoi passi”: chi sono gli eroi di Irene?

Uno dei miei eroi è sicuramente la persona alla quale ho dedicato quella frase. Più in generale, tutte le persone che si battono per creare cultura, per discutere di temi centrali, correndo il rischio di risultare pedanti o antipatiche.

Sul tuo canale You Tube hai spesso parlato della tua grandissima passione per i Nirvana e nel tuo album hai scelto di inserire una cover di “Rape me”. Hai sentito il peso della responsabilità che deriva dal confronto con questa band iconica? Come mai la scelta è ricaduta proprio su questo brano? 

Tracy Marander (la prima ragazza di Kurt) nel 2013 chiese a tutti fan dei Nirvana di mandarle delle cover dei pezzi di “In Utero”, per festeggiare i 20 anni dall’uscita dell’album. Le più belle sarebbero finite in una compilation online. Così ho deciso di registrare “Rape me”, perché è una delle miei preferite. Beh, oltre a essere finita in questa famosa compilation, ho scelto di inserirla tra i brani del sito perché mi piaceva davvero tanto il risultato finale. L’unico modo per non sentire il peso della responsabilità era quello di stravolgerla completamente e spero di esserci riuscita.

Come ti è venuta l’idea di coinvolgere i tuoi fans nella realizzazione del video de “L’inverno”? 

Io tengo sempre bene a mente il fatto che non sarei dove sono ora (non che io mi senta chissà dove, intendiamoci) se non ci fossero delle persone che mi seguono. Ho voluto trovare un modo diverso per ringraziarle. Siccome è la canzone preferita di molti, ho deciso che sarebbero stati loro i protagonisti.

Pensi di promuovere il tuo album anche live?

L’idea c’è, c’è stata dal principio. I problemi principali sono due: il tempo e le location.               La prima mi sembra chiara, per quanto riguarda la seconda..Per me la musica è sacra. Se vado a sentire qualcuno suonare sto in religioso silenzio e ascolto. Purtroppo nei locali non c’è questa cultura e troppo spesso mi sono ritrovata in mezzo a un pubblico maleducato, oppure su un palco tentando di sentire cosa stessi cantando tra gli schiamazzi della gente. Quindi si, mi piacerebbe moltissimo portare in giro l’album, ma non in qualunque posto e non a qualunque condizione.

Nel 2013 hai iniziato una collaborazione musicale insieme a Davide Genco, dando vita al duo Genkeris. Perché avete deciso di interrompere questo progetto? Pensate di riprenderlo in futuro?

Io e Davide abbiamo deciso di far ritornare privata una sfera che dovrebbe esserlo. Suoniamo ancora insieme, spesso lo accompagno nei suoi live e facciamo giornalmente musica insieme. Ho solo smesso di utilizzare la mia popolarità in quanto Cimdrp per farla conoscere. Preferisco che i due mondi rimangano separati, per quanto possibile.

Il mezzo che più di tutti ti ha permesso di emergere, consentendoti anche di far conoscere la tua musica a molte persone, è stato You Tube. Ritieni che ci sia differenza fra questo portale in Italia e all’estero?

Sicuramente all’estero si fa meno fatica a vederlo come un lavoro, qui per quanto tu ti possa sforzare per creare contenuti intelligenti rimani sempre “il/la ragazzino/a che fa video sull’internet”. Poi c’è qualcuno che riesce a camparci, alcuni sono miei amici e sono fiera di loro.

Sei coordinatrice del progetto Bossy, che denuncia le discriminazioni di genere.  A tuo parere, in che forma si manifesta nel mondo della musica? Credi che un’artista che sceglie di porsi in modo molto sensuale per promuovere la propria musica sia da condannare o che una donna sia libera di disporre del proprio corpo come meglio crede?

Laura Jane Grace ha risposto egregiamente a questa domanda quando l’ho incontrata ad agosto, ha detto che vedere una donna che fa musica, soprattutto una frontwoman di un gruppo punk come il suoi, destabilizza. Ancora non siamo abituati. Se c’è una donna nel backstage, si pensa che sia la groupie. Naturalmente più andiamo avanti più questa cosa sta cambiando, per fortuna. Circa il porsi in modo sensuale, non credo che sia da condanna chi opera un scelta del genere, sono una grande fan della libertà di disporre del proprio corpo come meglio si crede. Basta non prendersi in giro e raccontarsi le favolette:per una donna spogliarsi è il modo più efficace per farsi sentire, non solo nella musica. Questo è triste. E la domanda nasce spontanea: ma stai davvero scegliendo di spogliarti o lo stai facendo perché sai che seguendo una strada diversa non avresti alcuna possibilità di diventare “qualcuno”?

Cosa c’è nel futuro di Cimdrp? E in quello di Irene?

Nel futuro di Cimdrp c’è una sterzata forte, che arriverà. Ho 26 anni e come direbbero in Boris “me li sento tutti”. Non posso andare avanti a fare i tag “cosa c’è nella mia borsa”. Mi ritrovo a pensare “ma cosa gliene frega alla gente di cosa c’è nella mia borsa? Ho 17.000 persone che mi seguono, davvero non ho nulla di più utile da dire loro?” Perciò il canale cambierà, si avvicinerà più al futuro di Irene, fatto di obiettivi enormi e di voglia di impegnarmi per raggiungerli. Spero di farcela, di seguire le mie evoluzioni rimanendo me stessa e cercando di non deludere chi mi segue.

 

Articolo e intervista a cura di Federica Di Gaetano e Silvia Sanzò

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